Permettetemi solo un commento: “errare humanum est, perseverare autem diabolicum“.
RECINZIONI VALLE DELLA CAFFARELLA: IL PARCO RISPONDE ALLE DOMANDE DEI CITTADINI
Dal sito dell’ENTE PARCO http://www.parcoappiaantica.it/it/notizienew.asp?id=568
Negli ultimi due mesi abbiamo ricevuto molte richieste di chiarimenti in merito al progetto che ha previsto la realizzazione di recinzioni all’esterno e all’interno del perimetro della valle della Caffarella, parte integrante del Parco Regionale Naturale dell’Appia Antica. Le abbiamo raccolte e con queste risposte speriamo di poter soddisfare i legittimi interrogativi della cittadinanza.
Detto questo come Ente Parco siamo convinti di aver fatto la cosa giusta nel rispetto degli obiettivi di fruizione, tutela, conservazione e per la sicurezza pubblica, nel rispetto degli accordi seguiti alle procedure di esproprio.
1) Perché le recinzioni?
L’esigenza nasce da lontano. E’ innanzitutto la conseguenza di un preciso obbligo derivante dall’atto di cessione volontaria al Comune di Roma (6 aprile 2000) da parte degli ex proprietari di terreni ed immobili espropriati. Con quel atto il Comune di Roma (oggi Roma Capitale) si era impegnato a recintare tutta la linea di confine tra la parte pubblica e la parte privata, per una lunghezza di circa 3 km, escluso il perimetro. In fase di conferenza di servizi si è riusciti a ridurre il tutto a circa 1 km da realizzarsi nel tratto più esposto in termini di insediamenti abusivi e di pericolo di crolli per la presenza delle ex cave di pozzolana.
La recinzione che delimita l’area pubblica da quella privata sul fronte di via Latina corre esattamente lungo il confine tra terreni pubblici e proprietà privata. Inoltre protegge l’attività agricola e delimita esattamente il territorio di pascolo del bestiame e funge da deterrente a nuovi insediamenti abusivi.
Una soluzione di compromesso che ha cercato di soddisfare le diverse istanze provenienti da istituzioni e cittadini (maggiore protezione per le scuole, fruizione libera per le aree più frequentate, proprietà privata).
Sono state quindi immaginate recinzioni che avessero una funzione di cucitura preordinata con il contesto urbano e che salvaguardassero al tempo stesso gli aspetti agricoli e paesaggistici del Parco. D’altra in questi anni si è visto che la sola cartellonistica di divieto e di pericolo non garantisce la sicurezza necessaria e tanto meno una fruizione controllabile. E la sicurezza delle persone è una priorità .
2) Le risorse investite non potevano essere spese per altre finalità più utili?
Le risorse destinate alle recinzioni fanno parte di un più ampio pacchetto di progetti che hanno tutti lo stesso obiettivo di fondo ampliare le porzioni di territorio fruibili e migliorare la qualità della fruizione stessa. Bonifiche e messa in sicurezza di porzioni di territorio e di emergenze archeologiche e monumentali; dotazioni tecnologiche per la videosorveglianza ambientale; rifacimento di accessi e sentieri; apertura di nuovi percorsi; regolamentazione della fruizione; ripristino del paesaggio agricolo sono tutte attività che concorrono all’attuazione del Piano di utilizzo della valle della Caffarella. I fondi destinati alla recinzioni (circa 200 mila Euro finanziati dalla Regione Lazio nell’ambito del Patto Roma Sicura 2009/2010) sono quindi solo una minima parte di quanto l’Ente Parco ha investito, sta investendo e investirà nella valle della Caffarella. Non si tratta di quindi di un intervento fine a stesso, ma che va inquadrato in un’ottica di gestione più complessa.
3) Perché è stata realizzato un progetto che sembra contro il parere dei cittadini?
Il progetto è frutto di un compromesso tra le tante istanze giunte in questi ultimi anni all’Ente Parco. Il confronto c’è stato ed il progetto è stato portato e approvato in conferenza di servizi.
Comitati e associazioni dei cittadini sono stati ricevuti presso la sede dell’Ente. In particolare il progetto è stato presentato nel dettaglio nella Primavera del 2009 allo stesso Comitato per il Parco della Caffarella che oggi guida la contestazione. Nella realizzazione si è cercato quindi di soddisfare le varie istanze di tutti nel modo migliore e più completo possibile.
4) Perché la recinzione in rete e pali di castagno che somiglia a quella di un pollaio?
La recinzione in rete e pali di castagno è quella classica utilizzata in tutto l’agro romano ed è l’unica ammissibile nel rispetto dei criteri dettati dal piano paesistico. Anche per questo si è scelta stessa soluzione per il perimetro esterno, tenuto conto anche dei costi. Nel tratto perimetrale vicino alle abitazioni di via De Bilt è stata realizzata doppia in modo da potervi piantare una siepe che costituirà una barriera vegetale naturale.
5) La valle sarà chiusa di notte?
Sarà consentita l’entrata e l’uscita pedonale dagli ingressi principali come è sempre stato.
6) Come saranno gestiti i cancelli?
I cancelli principali saranno chiusi, per quelli secondari pedonali sarà previsto un sistema di apertura e chiusura senza lucchetti, come nelle altre aree naturali protette.
7) Podisti che si allenano e ciclisti che attraversano la valle anche per andare a lavorare come faranno?
Avranno senza dubbio la possibilità di continuare ad usufruire degli spazi della valle ognuno per le proprie finalità.
8 ) E gli animali? Siete sicuri che la rete non interrompa il corridoio biologico?
La rete è abbastanza alta da terra per permettere il passaggio della fauna selvatica che frequenta la Caffarella. Oltre a non interrompere il corridoio biologico pensiamo che in alcuni casi possa garantire alla fauna nuove aree dove trovare un ambiente sempre meno antropizzato e quindi più favorevole alla loro permanenza.
9) Non è troppo facile danneggiarla?
Purtroppo si. Gli atti vandalici verranno perseguiti ai sensi di legge e comunque lunghi tratti della recinzione sono già sottoposti a videosorveglianza.
Il Direttore f.f. Alma Rossi
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